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Recensione di Le cesoie di Busan di Karen Waves, a cura di Paola Garbarino

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Ultimamente sto leggendo e recensendo molti libri self-published, nonostante ne abbia parecchi da case editrici, probabilmente perché, essendo passata dall’altra parte della barricata, so cosa significhi fare tutto da sole. L’empatia, per me, è immediata, anche se purtroppo ho scoperto un mondo sotterraneo in cui molte autrici/autori self cercano di farsi le scarpe l’un l’altro e questo lo trovo orribile, socialmente, nonché uno spreco di energie; oltretutto, non essendo una persona competitiva, questa realtà mi lascia davvero perplessa ma m’induce a entrare ancor più profondamente nel fenomeno dell’editoria self-publisher. Ho trovato di tutto, da romanzi con una buona trama ma una pessima revisione; a quelli quasi impeccabili ma con trame che non reggono, ingenuità o linea temporale degna di Ritorno al Futuro o di L’uomo che visse nel futuro” ma senza essere in ambito fantascientifico.

E poi ho trovato delle piccole perle, come questo, ottimo sia come forma che come contenuto. Vorrei chiarire che gli do cinque stelle non paragonandolo a romanzi che mi hanno cambiato la vita, capolavori come, personalmente, La storia infinita di Michael Ende; bensì come un romanzo figlio di quest’epoca self, ben scritto, scorrevole, che ti lascia qualcosa dentro.

Non conoscevo l’autrice, anche perché è il suo primo romanzo pubblicato, ma naturalmente a lettura ultimata le ho scritto per complimentarmi, come faccio sempre: ritengo che sia molto importante, soprattutto per chi non ha una casa editrice alle spalle, avere un riscontro dai lettori, che sia positivo o negativo. Invito tutti i lettori a lasciare anche solo tre righe di recensione per ogni libro letto: ne vale la pena!

La cosa che mi ha attirata innanzitutto è stato il titolo, non tanto per la parola cesoie che potrebbe giustamente confondere e farlo scambiare per un giallo o un noir, anche se difficilmente vista la copertina; ma per il nome proprio Busan. Ecco, io, a Busan (pronunciato con l’accento sulla a) ci sono stata, svariate volte, perché ho vissuto in Korea del sud per un po’. Mentre ero lì mi mancava l’Italia, poi, quando sono venuta via sapendo che probabilmente non vi sarei mai più tornata in vita mia, ho iniziato a ricordare con nostalgia alcune cose, certi aspetti della vita coreana, così differente; e altri, in cui invece tutti gli esseri umani si somigliano.

In questo romanzo abbiamo l’incontro tra due mondi, due culture diverse, ma in fondo tra due spiriti affini nonostante le diversità. Inutile dire che per certe cose tutto il mondo è paese.

La storia è scorrevole e frizzante, i personaggi ben delineati, anche se la figura di Won-ho resta più misteriosa, non capiamo veramente che cosa abbia nel cuore se non verso la fine; e il rapporto tra la studentessa Valentina e la sua coinquilina coreana è davvero fresco e ci fa venir voglia di essere lì anche noi a fare quell’esperienza, avere ancora vent’anni e tutte le scelte davanti e non dietro.

Non scenderò in particolari perché non voglio rischiare di spoilerare, cosa che purtroppo mi capita spesso perché vorrei analizzare più approfonditamente certe situazioni narrate.

Il mondo di Won-ho, lo studente universitario/potatore part time, è ricostruito in modo quasi perfetto, nonostante alcune imprecisioni che soltanto un’italiana vissuta in Korea può trovare; e quelle imprecisioni potrebbero anche passare per licenze poetiche, perché non è importante lo sfondo, i protagonisti potrebbero anche essere di altre nazionalità, bensì il nodo che lega due persone destinate a separarsi per motivi geografici. È la storia d’amore, l’importante, non tanto dove sia ambientata.

Mi piace pensare che le cesoie del titolo non riguardino soltanto il lavoro part time del protagonista, bensì che abbiano un significato più profondo, qualcosa che cambia la vita della protagonista e che, in un certo modo, la ferisce. Ma forse questi sono soltanto i deliri di una critica e la realtà è molto più semplice.

La storia continua e stavolta sarà Won-ho a immergersi nel mondo di Valentina.

Consigliato a chi ama le storie d’amore senza troppe lacrime, a chi è incuriosito dalle diverse culture e a chi adora l’Asia e soprattutto il k-pop!

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5/5 stelle.

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