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Non ricordo ma ti amo

 

William - 13 settembre 2016

“Cadono tutte ai tuoi piedi, eh? Ma cosa gli fai tu alle donne? Lo sgambetto?” (Groucho a Dylan, dal fumetto Dylan Dog, di Tiziano Sclavi)

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Mi piace camminare scalzo sulla sabbia. Adoro le spiagge, l’estate, il sole, l’abbronzatura, il mare. Forse per questo ho tollerato vivere nella città di mio padre. Mi piace l’Italia, dei primi anni a San Francisco non ho quasi ricordi, non nitidi almeno; più una sorta di memoria sensoriale: odori, sapori, rimembranze confuse.

“Connor, la bionda ti mangia con gli occhi!”

Sollevo lo sguardo e incrocio quello di Martino, che ammicca verso il punto dove la bionda, con altre amiche, è seduta. È buio, se non per la luce di qualche fiaccola, ma riesco ugualmente a vederla, l’ho già notata, mi ha fatto la scansione appena sono arrivato.

“Fatti mangiare tutto!” continua.

Trattengo una risata, mentre rigiro la carne sul fuoco “Chi è?”

“E che ne so?! Saremo cento a questa spiaggiata e almeno la metà sono imbucati.”

“Carina, un sette e mezzo, otto!” le do il voto.

“Scherzi?? Io le darei un nove, hai visto il culo?”

“Sì, sei tu che ne hai visti troppo pochi!” lo prendo in giro.

“Stronzo!”

Rido e basta.

“Stronzo doppio!” e mi tira una gomitata “Togliti di qua, ci penso io, vai a prenderti una birra!” ammiccando verso la biondina che, con immancabile amica al fianco, si è appena avvicinata alla zona bibite.

Gli do retta prima che passi anche a darmi del buliccio.

La ignoro, le passo davanti, allungo un braccio e mi prendo una bottiglietta, la stappo e mi faccio una lunga sorsata.

“Ciao!

Mi volto verso di lei, con aria indifferente, come se le stessi facendo un favore “Ciao!”

Sbatte gli occhioni, inizia a parlare e io metto il pilota automatico: sono chiacchiere, convenevoli, non contano niente, non hanno importanza. Come si chiami, cosa faccia, perché sia su questa spiaggia genovese a settembre… non mi ricorderò una parola, perché non voglio. Quello che voglio è molto chiaro, naturale, primitivo.

Mi chiede di me e mento a quasi tutte le sue domande.

Dopo un paio d’ore di queste chiacchiere inutili ritiene decoroso il tempo trascorso, quindi si decide finalmente a darmela.

Vado da lei, non voglio che nessuna sappia dove abito, casa mia è un monumento al vero me stesso, capirebbero tutte le bugie che ho detto loro, farebbero troppe domande e molto poco sesso, se non zero.

Divide un appartamento con altri studenti.

Dopo dieci minuti di convenevoli finalmente siamo nudi.

Ho subito la sua bocca addosso, dove m’interessa di più.

Mi piacciono quelle che smettono di chiacchierare, di girarci intorno, che finalmente gettano la maschera lasciando vedere che ciò che desiderano è la stessa cosa che desidero io.

È esperta ma non la lascio finire, non sia mai che nel mio periodo refrattario si rimetta a farmi il terzo grado sulla mia vita.

M’infilo un preservativo e inizio a scoparla.

È una rumorosa, sin troppo. Spero che nessuno degli altri coinquilini sia in casa, forse no, c’era molto silenzio quando siamo entrati e l’appartamento era buio.

Beh, se c’era qualcuno che già dormiva, la bionda l’avrà appena svegliato!

Il mio nome nella sua bocca diventa un’altra cosa.

“Williammmh! Wiiilliiaaaamh! Wiiiilliiiaaaaammmhh!” mentre mi affonda le unghie nella carne, spero che almeno si spezzi il lavoro della manicure.

È assurdo visto quello che sto facendo ma mi torna in mente mia madre, come mi chiamava lei, il tono, la pronuncia americana. Mi chiamava William quando c’era di mezzo qualcosa di formale, altrimenti ero Bill.

Billy.

Qualcuno che non esiste più.

La bionda che viene urlando mi riporta alla realtà. Mi concentro, voglio finire, devo sfogarmi, buttare tutto fuori. Qualche altro minuto e finalmente m’inarco all’indietro mentre mi svuoto.

Soltanto una scarica, pochi secondi di ebbrezza, di oblio, poi ritorno il solito me stesso.

Mi stacco da lei e la bionda appoggia la testa sul mio torace.

“Scopi come un dio! Sei stupendo!”

Non dico niente anche se so che dovrei, almeno per cortesia, ricambiare il complimento. Ma ho smesso da tempo di fare quel che gli altri si aspettano che faccia, ciò che la Società, che l’Educazione, che il semplice buon gusto, imporrebbero.

Chiacchiere.

E poi un’altra scopata, da dietro, così posso evitare di baciarla.

E quando finalmente lei si addormenta io posso smettere di fingere di essere meno stronzo di quel che sono.

Mi guardo un po’ attorno: le foto, i libri, gli oggetti. Segnali di una vita di cui non m’importa, ricordo a malapena il suo nome. Gloria? Giorgia?

Un lavandino attira la mia attenzione, è raro trovarne in una camera da letto italiana. Sono stanze ricavate per affittarle agli studenti, chissà cosa c’era qui prima?! I pennelli che asciugano mi suscitano un po’ di empatia, potrei avere molti interessi in comune con questa ragazza. Ma non importa, ora non voglio un legame fisso, non so nemmeno quanto altro resterò in Italia; e non potrei mai stare seriamente con una che fa tutto questo rumore scopando.

Mi alzo, mi pulisco alla meglio nel lavandino, mi rivesto ed esco da questa camera con le scarpe in mano.

Sono le sei passate, ho bisogno di mettere qualcosa sotto i denti subito, quindi cerco la cucina.

Per un istante resto spiazzato: c’è una ragazza, vestita di tutto punto.

Mi lancia un’occhiata, fa un sorrisetto odioso, da presa per il culo “Buongiorno!”

“Buongiorno!” biascico.

“Se hai fame, ho appena trovato delle merendine.” e indica una confezione sul tavolo.

Ne prendo una, la scarto, la ingoio intera, poi mi riconcentro sulla rossa. Ho già quasi resettato tutte le informazioni ma mi sembra di ricordare che la bionda mi abbia detto che vive con due ragazzi. Probabilmente anche lei è una notte e via o, come lo preferisco in inglese, one night stand “Stai scappando anche tu?”

Di nuovo il sorrisetto “No, io qui ci abito!”

Cazzo!

“Da qualche giorno.” aggiunge.

“Sei un’amica di Gloria?” non che la cosa mi preoccupi ma ho già capito che la biondina ne vorrebbe ancora, invece voglio andarmene senza problemi.

“Gloria?”

“Giorgia.” mi correggo.

“La conosco appena. Direi anche tu. Comunque non sono una che fa la spia, non le dirò che stavi scappando con le scarpe in mano.”

Gli zuccheri che ho ingerito stanno arrivando al cervello. La rossa è molto, molto carina, anche se ha una lingua tagliente. Le faccio una scansione, soffermandomi soprattutto sulla camicetta da educanda che, però, con quella taglia di reggiseno la trasforma in una pin up anni Cinquanta. E credo che mi becchi! Le tendo una mano “Io sono…”

“Sì!” m’interrompe bruscamente “Lo so come ti chiami. È tutta la notte che sento mugolare il tuo nome.”

Una parte di me vorrebbe sotterrarsi, l’altra se ne fotte.

“E, scusami, ma non penso che tu abbia fatto la doccia, in camera di Giorgia.”

Riabbasso la mano che si è ben guardata dallo stringere “Comunque c’era un lavandino!” metto su il mio ghigno storto.

“Il mio concetto di Igiene penso si sia appena scontrato contro il tuo.” non mi guarda nemmeno, infila una merendina in una borsa.

“E tu… come ti chiami?” pura curiosità, mi scorderò il suo nome tra un minuto.

Sembra rispondermi per mera educazione “Luna.”

“Nome curioso.”

“E il tuo è un nome straniero.” storce la bocca, come se pensi che sia uno di quegli sfigati a cui i genitori italianissimi hanno affibbiato un nome esotico.

“Mia madre.” rispondo in automatico, la mia soglia di attenzione al mattino è bassa, di solito avrei omesso o mentito. In compenso, appena sveglio è alta la mia soglia ormonale e la tipa ha un corpo da sballo. È molto più sexy della biondina e quel look da signorina per bene mi eccita, è più stimolante riuscire a far cedere una così, che una facile per la quale una bella faccia vale un’altra.

“Non che m’importasse!” secca.

Ecco, per una volta che stavo conversando civilmente ho trovato una che se la tira!

“Se non stai scappando, che fai in piedi così presto?”

“Vado a lavorare.”

“Lavori?” sembra molto giovane.

“Sì, sai quella cosa che si fa per pagare l’affitto!” sarcastica.

“Di sabato?”

“Sì, di sabato!”

“Fai la commessa?”

Alza gli occhi al cielo “Dio, quanto sei limitato! Superdotato in basso, a sentire le urla di Giorgia, ma nostro Signore non poteva anche averti dato un cervello altrettanto capace.”

Cazzo, l’ha detto veramente??

Nessuna, mai, mi parla così.

Lo stronzo sono io!

Sto pensando a qualcosa di ancor più bastardo da dirle quando lei prende la borsa e va sulla soglia della cucina; si volta un istante “Addio, grazie per non avermi fatta dormire per il mio primo giorno di lavoro. Grazie per aver ampliato il mio concetto di set pornografico. Grazie per non avermi stupita facendomi scoprire neuroni attivi dietro a una bella faccia. Ah, tanto perché tu lo sappia, nei dieci giorni in cui sono stata qui, tu sei stato il terzo che si è portata a casa. Non penso che le spezzerai il cuore se non ti trova.”

Muto.

Cazzo, sono muto!

Quando trovo una battuta a effetto, lei s’è già sbattuta la porta dietro.

Ingoio un’altra merendina, riflettendo su questa assurda conversazione; dev’essere una repressa, tanto livore di primo mattino non ha altri motivi; oppure le ho dato così fastidio perché è lesbica. Magari oggi aveva pure il ciclo! Le femmine sono dei misteri ma al momento non ho alcuna voglia di cercare di svelarli. Però ha detto che ho una bella faccia.

Poi sento due braccia tiepide che mi stringono dal dietro.

“Ne voglio ancora…” sussurra Giorgia nel mio orecchio.

Vorrei che fosse la rossa! Vorrei sbatterla contro al muro e toglierle quell’espressione saccente e beffarda dalla faccia, a suon di affondi.

“…voglio scopare di nuovo!” aggiunge, come se potessi non aver capito.

“Chi è la stronza coi capelli rossi?”

Giorgia entra nel mio campo visivo “Ti ha trattato male?”

“È lesbica?”

“Non che io sappia. Ma non la conosco, è qui da pochi giorni e non ci resterà per molto, so che sta ristrutturando casa. È la cugina di Mattia e Lorenzo, gli altri coinquilini.”

“Che lavoro fa?”

Si stringe nelle spalle “Mi sembra che lavori in qualche scuola.”

“Scuola?”

Annuisce.

“Sembra un po’ giovane per essere già laureata.”

“Farà la bidella. Senti, scopiamo o no?!”

M’infilo le scarpe “No!”

“Noo?!”

Rendiamo un po’ la vita difficile all’affabile Luna “La rossa mi ha detto che sono il terzo in dieci giorni, quindi non ti dispiacerà se vado. Devo finire un lavoro.” il che, tra l’altro, non è una balla, se non fosse che ieri sera le ho detto di essere uno studente di Lettere. Alle ragazze quelli di Lettere e Filosofia piacciono un casino, deve essere l’idea del Dandy ottocentesco.

Giorgia boccheggia. È ridicolo quando vogliono fare le brave ragazze, mentre non fanno che collezionare cazzi in giro.

Faccio per andarmene ma mi si para davanti “Non è come pensi.”

“Io non penso, biondina. Non m’interessa giudicare. Puoi fare quello che vuoi della tua vita.”

“Ci siamo divertiti! Perché vuoi andare via così presto?”

“Perché anch’io voglio fare quel che mi pare della mia vita. E comunque sapere di essere appena stato dove c’è stato un altro l’altro ieri mi fa un po’ schifo.”

“Non è stato l’altro ieri!”

“Tre giorni fa.”

È muta.

“Cazzo, ieri?”

“Beh?!”

“Ora sì che mi fa schifo!”

“Ipocrita!”

“Oh, sì, non sai quanto!”

“Io l’ammazzo quella stronza!” la sento borbottare mentre mi chiudo la porta alle spalle.

Mentre scendo le scale decido che Luna sarà la mia nuova scommessa.

Devo farmela!

Devo farla cedere!

Voglio farle mangiare quella sua lingua tagliente.

Voglio umiliarla.

Il pensiero mi fa sentire vivo.

...

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